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EVITARE IL DOLORE NON LO FARA’ SPARIRE – FOCUS SULLA KINESIOFOBIA

  • 3 mar 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 9 feb

Quando parliamo di dolore come esperienza multifattoriale, non possiamo dimenticarci della KINESIOFOBIA, una delle yellow flag che ha ricevuto più attenzione dalla ricerca negli ultimi decenni.

La kinesiofobia è una forma estrema di paura del movimento, “una paura intensa e irrazionale nell’esecuzione di un movimento, dovuta ad una sensazione di vulnerabilità rispetto ad un episodio doloroso o a un re-infortunio” 

I pazienti kinesiofobici si muovono in maniera diversa rispetto ai sani, cercando di preservare la zona interessata, con movimenti più lenti, poco variabili e con maggiore rigidità. Se parliamo di mal di schiena, ad esempio, la paura porterà a considerare l’area lombare meno sana, meno versatile, meno forte e mobile, inducendo il paziente all’evitamento e a strategie per inibire e proteggere la zona.

Pazienti con alti livelli di paura del movimento, inoltre, ottengono risultati significativamente peggiori in termini di funzionalità e dolore in diversi contesti post-chirurgici, come nella protesi totale di ginocchio, nella chirurgia dell’ernia lombare o nelle operazioni di cuffia dei rotatori. Un elevato grado di kinesiofobia si correla con un maggior livello di disabilità, una maggiore severità del dolore e una minore qualità della vita.

La kinesiofobia è un fattore modificabile, pertanto andrebbe sempre ricercata e valuta in pazienti con dolore muscoloscheletrico cronico per eventualmente proporre loro strategie di gestione specifiche.

La scienza del dolore ci sta insegnando dei concetti importanti a questo riguardo: il dolore non è un danno, muoversi con dolore è sicuro, avere dolore durante gli esercizi non significa che il paziente non recupererà. La ricetta per ottenere questa sicurezza da passare al paziente consiste nel conoscere bene il dolore e i meccanismi che lo sottendono, conoscere la letteratura per rassicurare i pazienti su quali attività o movimenti possono eseguire senza incorrere in problemi. Può essere anche utile conoscere magari il decorso naturale della patologia o dopo quanto tempo aspettarsi certi miglioramenti, in modo da settare nel paziente aspettative realistiche e infine sapere come gestire i flare-up (le riacutizzazioni).

L’esercizio terapeutico, come in altri contesti, è di grande aiuto. Assieme ad esso sembra comunque che terapie di impronta più psicologica (terapia cognitivo-comportamentale) o interventi multimodali possano in qualche modo dare un loro contributo. Si può ad esempio seguire la strada dell’esposizione graduale. A tale scopo possiamo chiedere al paziente di stilare un lista delle attività/movimenti temuti, e di metterli in ordine dal più al meno problematico.

Affidati con fiducia al nostro centro specializzato in terapia manuale, esercizio terapeutico ed osteopatia.

📍Siamo a Corato, in Via San Domenico, 49 e presto anche in Via Mario Pagano, 5

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