Diagnosi di tendinite calcifica? Sai di cosa si tratta?
- 28 apr 2023
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 9 feb

Il dolore alla spalla è un problema che colpisce molti pazienti di età diversa e che può essere presente anche a riposo disturbando il sonno e alterando la qualità della vita. A seconda dell’età tale disturbo può avere cause differenti, tra queste è frequente la tendinopatia calcifica della spalla.
Essa rappresenta una patologia dall’origine sconosciuta, caratterizzata dall’accumulo di depositi di calcio nei tendini della cuffia dei rotatori; nell’80% dei casi è interessato il tendine del muscolo sovraspinato con una localizzazione intratendinea.
Il sesso femminile presenta un’incidenza più alta.
La sintomatologia principale è il dolore acuto alla spalla, senza un apparente motivo, localizzato nella parte anteriore o laterale della spalla fino ad estendersi al gomito, di entità tale da causare limitazione funzionale.
Il sintomo è presente anche nelle ore notturne indipendentemente dal movimento dell’arto che costringe il paziente all’assoluta immobilità.
Si può presentare in 4 fasi:
• Fase acuta caratterizzata da molto dolore e difficoltà al movimento della spalla, con una durata da 1 a 6 settimane.
• Fase cronica ricorrente caratterizzata da episodi acuti di dolore intervallati da periodi asintomatici, con una durata da 6 settimane a 6 mesi.
• Fase cronica persistente caratterizzata da dolore costante che si intensifica con il movimento, con una durata superiore a 6 mesi.
• Fase di deposizione generalmente asintomatica.
La diagnosi avviene attraverso:
• l’RX spalla che è sufficiente per fare la diagnosi di tendinite calcifica. L’esame, effettuato in 2 posizioni, con il braccio ruotato internamente ed esternamente, evidenzierà depositi di calcio nella cuffia dei rotatori.
• Ecografia della spalla che può essere di ausilio al medico per localizzare con precisione la calcificazione.
• Risonanza Magnetica che è l’esame più accurato, ma non rappresenta l’esame di primo livello.
L’aspetto sintomatologico deve essere gestito da appropriata terapia farmacologica, ma il ruolo cruciale è svolto dalla fisioterapia e dalla terapia manuale per cercare di migliorare la mobilità dell’articolazione e favorire il recupero della forza dei muscoli stabilizzatori del complesso scapolo-omerale.
Le onde d’urto permettono la disgregazione dei depositi di calcio con un effetto antalgico ed un immediato miglioramento funzionale.
Per qualsiasi informazione rivolgiti presso il nostro centro specializzato in problematiche muscolo-scheletriche e terapia manuale per una valutazione specialistica.
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